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Angela
De Benedictis
“A Garibaldi
Panorama”
Un simposio a Brown University e un progetto di
ricerca internazionale
Alla fine del Settecento il ‘pubblico’
avido di conoscere realtà ed eventi che
non poteva vivere direttamente ebbe a disposizione
uno strumento del tutto nuovo: i panorama.
Si trattava di dipinti circolari, di grandi dimensioni,
che venivano installati in un edificio appositamente
costruito, di forma cilindrica, con una piattaforma
visiva al centro. Dopo alcune prove preliminari
in Scozia, il primo tipo di panorama
fu mostrato a Londra nel 1788 ed ebbe fin da subito
un grosso successo commerciale.
Uno dei pochi panorama ancora oggi esistenti
è il Garibaldi Panorama
alto circa 1 metro e mezzo e lungo circa 83
metri, dipinto su entrambi i lati. Si dice che
sia il più lungo panorama esistente al
mondo. Opera di James J. Story, fu completato
a Londra nel 1859. Dal 1860, e per qualche tempo,
il panorama fu mostrato a migliaia di interessati
spettatori in Gran Bretagna e negli Stati Uniti.
Dopo varie vicissitudini e passaggi di proprietà,
il Garibaldi Panorama è ora, da
qualche anno, uno dei ‘tesori’ della
Hay Library a Brown University, Rhode Island.
È unanimemente giudicato il più
affascinante panorama mai prodotto.
Il giorno 5 aprile il panorama ha
cambiato provvisoriamente sede, ed è stato
ospitato presso lo Ann Mary Brown Memorial, un
luogo costruito giusto un secolo fa per essere
biblioteca, galleria d’arte e mausoleo insieme.
Qui sono conservati importanti manoscritti del
periodo della Rivoluzione americana e della Guerra
civile, nonché la più importante
collezione americana di materiali relativi alla
storia e alla iconografia di soldati e arte militare,
e ancora una delle maggiori collezioni esistenti
al mondo di uniformi militari e navali.
Quale, se non questo, il luogo più adatto
per una mostra su un soldato (per quanto irregolare),
un guerrigliero, un combattente per la libertà
che nelle sue Memorie esaltò la
guerra come la vera vita dell’uomo, indossò
diverse uniformi, inventò persino la sua
propria uniforme, la celebre camicia rossa?
Con queste stimolanti annotazioni
Massimo Riva ha aperto i lavori del simposio organizzato
dal Department of Italian Studies e dal Department
of History di Brown University insieme alla associazione
“Friends of Italian Studies at Brown”.
Il pomeriggio del 5 aprile si è parlato
di Garibaldi nella sala centrale dello Ann Mary
Brown Memorial, mentre nella sala accanto era
in mostra il Garibaldi Panorama (ma solo
per una piccola parte, quella consentita dallo
spazio a disposizione), e nel piccolo schermo
di un televisore scorrevano le immagini di un
DVD realizzato qualche anno fa dall’ultimo
proprietario privato del panorama.
Preceduta dalla godevolissima esecuzione al piano
di un pezzo di musica d’occasione, il Garibaldi
Galop (Marie Therèse Royal De Martinez),
la introduzione ai lavori del simposio è
stata tenuta da David I. Kertzer, che ha anche
contribuito all’allestimento della mostra
grazie al prestito di alcuni preziosi pezzi della
sua personale collezione sulla stampa ottocentesca.
Brown University ha celebrato Giuseppe
Garibaldi offrendo tre prospettive contemporanee
sulla vita di Garibaldi e sulla sua eredità
culturale, elaborate da Gilles Pécout (École
Normale Superieure – École Pratiques
des Hautes Études, Paris), da Lucy Riall
(Birbeck College, University of London) e da Silvana
Patriarca (Fordham University, New York).
Gilles Pécout (Garibaldi as a Mediterranean
Hero: the making of a literary and political tradition),
approfondendo il concetto di “mediterraneo”,
ha osservato le diverse modalità di formazione
del mito ‘Garibaldi’ tra la presa
di Roma nel 1848, la visuale di Vincenzo Gioberti
nel Primato, la traduzione delle Memorie
ad opera di Alexandre Dumas, l’uso che Crispi
prima e il fascismo poi fecero di Garibaldi.
Lucy Riall (Radical and religious reactions
to Garibaldi. Buenos Aires, London, Rome)
ha sintetizzato i risultati della sua lunga ricerca
sulla ‘invenzione’ dell’eroe
Garibaldi, a pochi giorni dalla uscita del suo
libro Garibaldi: Invention of a Hero (Yale
University Press, 2007). Primo dei grandi uomini
della modernità, Garibaldi ebbe una parte
importantissima nel promuoversi come un nuovo
genere di eroe politico carismatico: nel mostrare
la sua vita familiare in pubblico; nel fare delle
sue numerose relazioni amorose altrettanti momenti
di una educazione politica radicale delle donne
amate, che portavano così un contributo
alla causa politica italiana.
Silvana Patriarca (Garibaldi a l’ha
dosent’ agn’: Uses and Abuses of Garibaldi
in Contemporary Italy) è partita da
una significativa immagine utilizzata per dare
il titolo alla sua relazione: la prima pagina
del numero di dicembre 2006 del periodico «Alp
– Vos éd l’arvira piemontéisa»,
attualmente pubblicato in provincia di Biella,
che mostra una foto di partigiani (1944) con l’immagine
di Garibaldi. L’uso del mito di Garibaldi
per differenti progetti politici è stato
il leit-motiv della relazione di Patriarca, con
una particolare accentuazione del periodo compreso
tra il 1948, l’invenzione della “Padania”
e le recenti revisioni storiografiche del mito
risorgimentale.
Al di là dei lavori del simposio,
la rilevanza del tema Garibaldi Panorama
– e del modo iniziato il 5 aprile per affrontare
un vecchio problema con nuove e produttive prospettive
di indagine – potrà manifestarsi
in tutte le sue ricche e molteplici potenzialità
con la attuazione del futuro progetto omonimo
che verrà diretto da Massimo Riva. Tra
alcune delle tappe del progetto, una nuova riproduzione
del gigantesco panorama in forma digitalizzata
(che lo renderà visibile a tutti gli interessati
senza che sia necessario costruirvi intono un
particolare edificio!) e una edizione del libretto
che veniva letto per raccontare la storia di Garibaldi
al pubblico del panorama.
Si tratta di un quadernetto manoscritto per molti
versi importante, soprattutto nella prospettiva
di future ricerche. Autore si presume ne fosse
lo stesso James J. Story che fece il panorama
[1].
Iniziato il 7 settembre 1860 e terminato
– secondo le annotazioni dello stesso autore
– il 26 dicembre dello stesso anno, il manoscritto
si compone di 49 brevi capitoli, tanti quante
sono le views del panorama: dal primo
atto ‘eroico’ di Garibaldi giovanetto
(il salvataggio di un amico in mare) fino ad Aspromonte,
con una più accurata narrazione della presa
di Roma e del 1849 [2].
L’autore dichiarava, per quanto con rapidi
accenni, le sue ‘fonti’ (authorities):
la vita di Garibaldi di Dumas, il «Daily
Telegraph», e – semplicemente –
il nome Leopold Spini.
Una prima rapidissima verifica sulla identità
di questa ultima fonte ha portato a ‘scoprire’,
in certo qual modo, la figura di uno dei protagonisti
del periodo 1848-49 non ancora assurto, a differenza
di altri, ad autonoma dignità storiografica.
In attesa che qualche giovane studioso voglia
approfondirne il profilo biografico e l’opera,
si può dire che Leopoldo Spini fu attivamente
impegnato nel giornalismo del “biennio rivoluzionario”
1848-1849 [3].
Dal gennaio 1847 aveva iniziato la collaborazione
al nuovo settimanale, poi trisettimanale, «Italico»
fondato da Michelangelo Pinto, e ne divenne direttore
alla fine dello stesso anno. Nel marzo 1848, chiuso
l’«Italico», Spini collaborava
di nuovo con Pinto al quotidiano «Epoca»
e ne condivideva il programma politico [4].
Giunto a Roma Giuseppe Mazzini nel marzo del 1849,
Spini fu uno dei segretari del triumvirato della
Repubblica Romana.
Quanto di lui si sa [5],
è dovuto in gran parte al suo rapporto
personale con Aleksandr Herzen, che Spini accompagnò
in alcune importanti stazioni del viaggio in Italia
del rivoluzionario russo nel 1848-1849. Lo testimoniano
sia le lettere di Herzen [6],
sia le sue memorie [7],
sia le lettere di Spini allo stesso Herzen [8].
Leopoldo Spini, di origini ravennati, fu infatti
uno dei tanti ‘rivoluzionari’ ed ‘esuli’
ottocenteschi che gravitarono in qualche modo
intorno alla personalità di Herzen. Dopo
la caduta della Repubblica Romana fu costretto
a rifugiarsi all’estero, a Ginevra, dove
collaborò all’«Italia del Popolo»
di Mazzini. Costretto inizialmente a lavori non
intellettuali per sopravvivere, insegnò
poi letteratura italiana nelle scuole secondarie.
Un tentativo di rientrare in Italia dopo il 1859
lo vide arrestato, imprigionato ed infine espulso.
Rientrato a Ginevra, nel 1861 ebbe l’incarico
dalla Facoltà di Lettere di tenere un corso
di lezioni che sarebbe stato il primo insegnamento
di Letteratura italiana. Non lo tenne mai, in
realtà, poiché morì nell’aprile
del 1861, prima dell’inizio del corso [9].
Di quello che avrebbero potuto essere quelle lezioni
è rimasta qualche traccia in alcuni documenti
conservati presso l’Archivio di Stato di
Ginevra [10],
oltre che in alcune pagine in possesso della Biblioteca
Nazionale Svizzera di Berna (attualmente in fase
di acquisizione da parte di chi scrive) [11].
Insomma, Leopoldo Spini sembra essere una delle
numerose direzioni di ricerca da percorrere per
comprendere, anche, come un inglese potesse ‘costruire’
il Garibaldi Panorama nel 1860.
Questo articolo si cita:
Angela De Benedictis, “A Garibaldi Panorama”.
Un simposio a Brown University e un progetto di
ricerca internazionale, «Storicamente»,
3 (2007), http://www.storicamente.org/04_comunicare/debenedictis_brown.htm
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Versione
stampabile
Note
[1] Conservato
presso la Hay Library di Brown University, Anne S.K.
Brown – Military Collection, il manoscritto reca
il titolo Panorama Lecture of the “Eroic Life
and Career of Garibaldi”.
[2] A proposito del quale evento e anno è da
sottolineare la presenza di Ugo Bassi.
[3] F. Della Peruta,
Il giornalismo dal 1847 all’Unità,
in: A. Galante Garrone, F. Della Peruta, La stampa
italiana del Risorgimento, vol. II de Storia
della stampa italiana, a cura di Valerio Castronovo
e Nicola Tranfaglia, II, Roma-Bari, Laterza, 1979, 247-569:
259, 267-268, 423, 428.
[4] Ibidem, 423.
[5] Recentemente, numerose informazioni in F. Guida,
Michelangelo Pinto: un letterato e patriota romano
tra Italia e Russia, Roma, Archivio Guido Izzi
- Istituto per la storia del Risorgimento italiano,
1998. Accenni anche in L. Pupilli, La voce della
stampa. Quotidiani e periodici nella Repubblica,
in La primavera della nazione. La Repubblica Romana
del 1849, a cura e con introduzione di M. Severini,
Ancona, affinità elettive, 2006, 163-203.
[6] A. Herzen,
Letters from France and Italy, 1847-1851, edited
and translated by J. Zimmerman, Pittsburgh, Pa, University
of Pittsburgh Press, 1995, 103-108.
[7] A. Herzen,
The memoirs of Alexander Herzen, parts I and
II, translated from the Russian by J.D. Duff, New Haven,
Yale University Press, 1923, II: 693 (edizione italiana
A. Herzen, Il passato e i pensieri, trad. it.,
I, Torino, 1996, 728).
[8] Pubblicate
in Révolutionnaires et exilés du 19e
siècle. Autour d'Alexandre Herzen. Documents
inédits publ. par M. Vuilleumier, M. Aucouturier,
S. Stelling-Michaud et M. Cadot, Genève, Droz,
1973, 67-76 (maggio-ottobre 1848).
[9] M. Vuillemier,
Révolutionnaires de 1848 et exilés.
Carl Vogt, Herzen et la Suisse, in Révolutionnaires
et exilés du 19e siècle, cit., 2-66:
13-14.
[10] Ibidem.
[11] Léopold Spini, Résumé
des Séances sur la Littérature dramatique
de l'Italie, Genève, 1857-1858.
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